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Sabato, 25 Maggio 2013
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    (Fonte: Inviatospeciale.com/)

    E' ormai chiaro: il Belpaese e' dentro di una crisi di sistema. L'intero assetto del Paese appare compromesso ed e' indispensabile tornare ad immaginare il futuro. Prima di tutto mandando a casa i responsabili del disastro.

    E' illusorio pensare che la bufera sia episodica. Da ormai trent'anni una banda di incapaci e corrotti sta distruggendo l'Italia. Secondo alcuni personaggi da operetta la manovra presentata dal governo Berlusconi nei giorni scorsi avrebbe dovuto 'riequilibrare' i conti pubblici. Non e' accaduto e non accadra'.

    Una domanda e' a questo punto indispensabile: chi ha messo al tappeto l'economia nazionale? La risposta corre lontana nel tempo. Sono stati i governi di Bettino Craxi, Arnaldo Forlani e Giulio Andreotti (il Caf) negli anni ottanta, una vera e propria macchina fabbrica debito pubblico.

    Dopo, col fallimento di Mani pulite voluto dagli stessi responsabili dei furti ai danni del denaro pubblico e con la riscossa della stessa classe dirigente del craxismo e della Dc (passata armi e baragli con Berlusconi, amico fedele del latitante di Hammamet) il malgoverno ha continuato a saccheggiare l'Italia. Con l'aiuto appassionato della sinistra e del centro, in parte complici del processo di corruzione dilagante, in parte banalmente subalterni per stupidita' ed impreparazione.

    Trent'anni di scorrerie e di intrighi, di clientelismo e demagogia, di banditi e corruttori hanno prodotto la tragedia di questi giorni. Tra venerdi scorso e lunedi la borsa che ha continuato a polverizzare miliardi di euro su miliardi, mentre i cittadini vivono sempre peggio, i giovani sono senza lavoro, la qualita' della vita e' pessima. E, soprattutto, si comprende la latitanza del governo.

    Eppure a cricca di malfattori muti per nessun motivo intende lasciare il potere ed il premier, definito da una sentenza di tribunale "corruttore di giudici", non immagina neppure di rassegnare le proprie dimissioni. C'e' inoltre chi nasconde questa situazione drammatica dietro una presunta 'complessita'', chi assolve se stesso per colpevolizzare 'l'altro', chi lancia proclami a vanvera sperando di sopravvivere allo tsunami che sta arrivando a dispetto di qualunque magia.

    I cittadini sanno poco di quello che li aspetta. Alcuni telegiornali sono silenziosi, alcuni addirittura mentono, mentre non c'e' ombra di un solo programma di approfondimento sul crollo della nostra finanza e, soprattutto, sulla ormai profonda notte della Repubblica.

    Qualunque cosa accada le cose da domani saranno diverse. Perche' i soldi non ci sono davvero piu' ed i tagli gia' previsti e quelli che verranno saranno durissimi. Servizi pubblici, istruzione, sanita', trasporti, energia: tutto costera' di piu' e sara' peggiore in qualita'. E per chi oggi e' giovane sara' del tutto velleitario supporre di andare un giorno in pensione. A patto ci si riesca la cifra ricevuta servira' per comprarsi un gelatino, avendo fortuna.

    Insieme al tracollo nazionale un altro elemento deve far riflettere. L'attacco all'Italia e' anche un attacco all'euro e ad una Europa che non discute piu' di cittadini. La Germania, attraverso la signora Merkel, si occupa di difendere le rendite di posizione tedesche nell'ambito dell'Unione, Bruxelles pensa all'Unione finanziaria, gli economisti si esercitano nel disegnare scenari economici e nessuno si chiede cosa fare per salvare lo stato sociale, le conquiste dei lavoratori, le garanzie da dare ai piu' deboli in tutto il Vecchio Continente.

    Alzare l'eta' pensionabile e' diventato un ritornello fisso. Liberalizzazioni e privatizzazioni sono una dogma intoccabile. Produttivita' e' il totem del momento. Ma l'Europa non era la terra delle garanzie sociali?

    Capire cosa fare adesso e' davvero difficile. Perche' senza un ricambio profondo di gruppi dirigenti ed una idea guida forte e profonda sul progetto da realizzare qualunque decisione sara' vana. Ma tutti questi anni di narcosi di massa e di mistificazioni hanno formato un popolo di inconsapevoli ed allora appare arduo credere che nel Paese ci sia chi sia in grado di elaborare un programma collettivo credibile.

    Non c'e' che dire. Senza enfasi: Berlusconi ha superato Attila.

    (Tratto da: http://www.inviatospeciale.com/) Agonia Italia




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